Questa è la pagina web di Andrea Melodia

 

Ho lavorato più di 40 anni in televisione, alla RAI ma anche a Telemontecarlo. Sono giornalista, amo la cronaca, gli eventi ma anche le inchieste e il lavoro di desk, e mi sono occupato molto anche di programmi, di cinema e di fiction.

 

Ho avuto grandi maestri come Emilio Rossi, Albino Longhi e Enzo Biagi. Sono in pensione, e cerco di mettere insieme le esperienze acquisite dedicandomi alla formazione dei giornalisti e dei comunicatori, e riflettendo sulla riforma necessaria al servizio pubblico della comunicazione, che in Italia si chiama RAI. 

 

Questo sito è stato dedicato per anni agli studenti dei miei corsi alla LUMSA, dove ho insegnato per 17 anni Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo e anche Storia della Radio e della Televisione. Poiché dopo l’anno accademico 2013-2014 ho abbandonato l’insegnamento, quella sua funzione si è esaurita. Chi sia interessato a recuperare i miei documenti didattici può scrivermi.

 

In questo periodo dedico attenzione, oltre che alla riforma della RAI – ho fatto parte del tavolo di consultazione aperto dal Governo in vista del rinnovo della Concessione di servizio pubblico, scrivo e organizzo convegni sul tema – ad un amore “giovanile”: il Centro Studi Cinematografici.

Si tratta di una associazione nazionale di circoli del cinema, di area cattolica, esistente dagli anni ‘50 e ancora attiva. Cerco con alcuni amici di ricostruire la storia di questa associazione, perché siamo convinti che abbia svolto un ruolo culturale rilevante, ma pochissimo conosciuto, sia per la Chiesa sia per il mondo del cinema. Per questo abbiamo cominciato a caricare su questo sito pubblicazioni, schede filmografiche e documenti, dalla fondazione a Milano alla fine degli anni ’50, per opera di don Giuseppe Gaffuri, prematuramente scomparso, e proseguita da don Francesco Ceriotti, e alla trasformazione in associazione nazionale con sede a Roma. Il periodo che più interessa ricostruire, riordinando i materiali anche in vista di una analisi storica, va dalla fondazione agli anni ’80.

I materiali finora raccolti possono essere letti e scaricati qui, e naturalmente chiunque ne avesse altri è pregato di prendere contatto con me. Questo nella speranza che la storia del CSC venga prima o poi raccontata come merita.

 

Per sette anni sono stato presidente dell’UCSI, Unione Cattolica Stampa Italiana. Al termine del mandato, che si è concluso a Matera con il Congresso UCSI dal 3 al 6 marzo 2016, sono stato felice di lasciare questa responsabilità a Vania De Luca, primo presidente donna di una associazione nata 60 anni fa. Potete leggere la mia Relazione al Congresso UCSI 2016, e anche i testi dell’Intervento del Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, al convegno UCSI “Le sfide del giornalismo al tempo di Francesco”, Matera, 5 marzo 2016; e inoltre il Messaggio dell’allora Segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, al Congresso UCSI di Matera.

 

Il sito www.ucsi.it è una testata quotidiana registrata ricca di informazioni sul giornalismo, interamente rinnovato dopo il congresso di Matera, che sempre più è luogo di riferimento per chi ama la professione giornalistica. La mail dell’UCSI è ucsi@ucsi.it.

Nell’UCSI siamo attivi, anche nelle sezioni regionali, perché il giornalismo, e la comunicazione professionale in genere, badino alla qualità: sia attraverso riflessioni etiche, personali e di gruppo, sugli effetti sociali del lavoro, sia attraverso attività formative che forniscano gli strumenti e le conoscenze necessarie per affrontare i cambiamenti nelle tecnologie e nell’organizzazione sociale.

Iniziative fondamentali a questi fini sono la Scuola residenziale UCSI “Giancarlo Zizola”, e altri corsi di formazione sparsi per l’Italia.

Sono stato direttore della rivista trimestrale dell’UCSI, DESK, desk@ucsi.it, ora diretta dalla presidente De Luca. I numeri sono monografici. I temi, andando a ritroso, sono Raccontare la città. Raccontare la giustizia, Raccontare le migrazioni, Raccontare il lavoro, Il giornalismo nel tempo della post-verità, Giornalismo e intermediazione, tra élite e popolo, Le sfide del giornalismo al tempo di Francesco, Il giornalismo tra crisi e nuove sfide; Informazione e laicità; L’informazione medica e scientifica; Mediaetica e informazione; Informare connessi, come cambia l’informazione giornalistica nell’era della diretta e della rete; Intrattenimento e gioco come servizio al pubblico; L’informazione religiosa; L’informazione politica; Il servizio pubblico della comunicazione.

 

Poi sono vicepresidente di INFOCIVICA, una associazione laica e non politica che si batte per mantenere alta la richiesta di fare servizio pubblico in tutte le attività di comunicazione: www.infocivica.it.

Il Manifesto di Infocivica è stato presentato al Senato il 17 aprile 2015: oltre che di RAI da riformare, parla della necessità di estendere il servizio universale (cioè i vecchi obblighi di servizio a tutti per le poste, la radio e la televisione) alla forma di comunicazione principale oggi e con ogni probabilità domani: quella della rete.

Ogni tanto scrivo sul blog del mio amico Ennio Remondino www.remocontro.it, su argomenti per cui dovrei avere qualche competenza: giornalismo, televisione, servizio pubblico, formazione professionale dei comunicatori.

Se volete una sintesi estrema sulle mie odierne opinioni circa il sistema della comunicazione, eccola.

Credo che dagli anni 70 la scuola abbia allargato l'area sociale di azione, come era assolutamente necessario, attraverso generazioni di insegnanti e allievi che hanno ridotto la precedente capacità di focalizzare la formazione valoriale. La scuola ha così sfornato una massa di individui istruiti, ma in qualche modo instabili. I media mainstream hanno inquinato ulteriormente l'ambiente diffondendo paure, falsi convincimenti e falsi bisogni. La improvvisa esplosione esponenziale della comunicazione digitale ha soffocato la comunicazione, sommersa da una massa preponderante di dati inutili, se non falsi. Il fenomeno della disintermediazione, in carenza di capacità di discernimento, è solo il goffo tentativo di liberarsi dalla oppressione dei dati inutili. Qualunquismo e populismo ne sono la deriva politica.

Poiché il fenomeno è globale, non è logico credere che sia vero quanto ho ritenuto negli anni, cioè che la responsabilità di questi fenomeni si debba addossare prevalentemente ai nostri media mainstream, Mediaset e RAI in testa, che hanno avuto comunque responsabilità. È probabile che siamo di fronte a un gigantesco fenomeno ondulatorio, al quale la società forse sta già reagendo.

Come aiutare la cura? C’è ancora molto da fare per disinquinare i media mainstream, con una grande pressione formativa sui professionisti della comunicazione.

Ma ormai occorre anche mettere le mani nel sottobosco degli algoritmi che manipolano i dati nella rete. Chi ne è capace si dia da fare.

 

La mia mail principale è andrea.melodia@gmail.com

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